Una startup è un’azienda molto particolare. Se sei interessato a lavorare per una startup, vuoi fondarne una o semplicemente ne sei curioso, in questo articolo ti svelerò le 7 cose da sapere per lavorare in una startup.

Ma cos’è una Startup?

Perché “startup” ormai è qualunque cosa: dal nuovo negozio aperto nella via del centro, al sito web che vende artigianato attraverso un e-commerce, sino all’azienda che vende prodotti e servizi innovativi.

Qualunque azienda, nel momento in cui si costituisce ed inizia a percorre i suoi faticosi primi passi, può definirsi “in startup”: in questo caso ci stiamo rivolgendo ad una specifica fase dell’evoluzione di un’azienda, non ad una tipologia di aziende.

Qui con “startup”, mi riferirò ad una particolare tipologia di azienda che:

  • Sta muovendo i primi passi sul mercato e deve ancora consolidare il suo assetto
  • È dotata di un modello di business dirompente ed un’organizzazione interna innovativa
  • Sta in qualche modo innovando il mercato in cui opera
  • È appetibile per investitori che sono disposti a sopportare perdite di breve periodo per profitti a lungo termine

Tutte le altre sono “aziende”.

Le cose che ti scriverò provengono da mie esperienze personali. Riguardano tanto miei progetti personali (Horigo, ad esempio), quanto la mia attività a supporto delle startup che svolgo quotidianamente.

Se devi prepararti per un colloquio o vuoi sapere se questo tipo di aziende fanno per te, ecco le 7 cose che vorrei tu conoscessi:

1. Sperimentare è meglio di Pianificare

Le startup moderne partono in situazioni di incertezza.
Non c’è nessuna sicurezza che le cose andranno bene, che il business potrà funzionare o che ci sarà abbastanza denaro per ripagare tutti gli investimenti effettuati.

Questo è il rischio numero 1 di qualunque startup.

È anche lo stimolo più grande: lavorare in una startup significa far parte di una scommessa in cui la posta in palio è un successo terrificante, non uno “stipendio a fine mese”.

Per fare i conti con l’incertezza le startup hanno saputo adattarsi attraverso un metodo nuovo.

È inutile pianificare, dettagliare, analizzare il futuro. Tanto non saprai mai quale sarà fra quelli che immagini.
Quindi ecco la parola chiave: Sperimentare.

Sperimentare significa imparare a gestire il cambiamento. Che è continuo, radicale e certo (anzi, è l’unica cosa certa!).

Si sperimenta continuamente, a contatto con il cliente, all’interno di riunioni interne in cui il pensiero non strutturato è privilegiato (la libertà di ragionare “per assurdo”) ed in cui un eventuale fallimento è vista come la prova di un’ipotesi che non poteva funzionare.

La sperimentazione continua permette pian piano di ridurre l’incertezza e di erogare lentamente potenza, senza bruciarsi subito. Guarda questo grafico di esempio:

È una buona rappresentazione di come, al progredire delle sperimentazioni (test di prodotto, prove di design, prove sui prezzi ecc…) l’incertezza decresce (perché sappiamo più cose grazie ai nostri fallimenti!) e l’azienda può erogare sempre più budget su scenari meno incerti.

Se devi lavorare in una startup, assicurati di essere in linea con questo spirito.

2. I clienti vengono prima del prodotto

Per una startup il prodotto/servizio offerto è una conseguenza dell’analisi del cliente, dei suoi bisogni, sofferenze e vantaggi ricercati.

Una startup non nasce come “una buona idea da realizzare”. Questo è solo uno stereotipo che abbiamo in testa.

Lo stereotipo del quindicenne che, chiuso nel suo garage-laboratorio, mette in atto un nuovo servizio innovativo capace di sovvertire il mercato.

Lavorare in una startup, significa stare il meno possibile "in garage".
Più continuerai a conoscere il cliente e le sue paure, ambizioni, valori e necessità e più chance avrai di farcela.

Il cliente è talmente importante per una startup che quasi tutti gli indicatori economici tradizionali lasciano il tempo che trovano.

Le startup usano metriche quali, solo per fare due esempi:

  • CAC (Customer Acquisition Cost), ovvero “Quanto mi costa acquisire un cliente?” a prescindere che questi costi derivino dalla benzina per la macchina del commerciale o da una sponsorizzata su Facebook
  • CLTV (Customer LifeTime Value), ovvero “Quanto denaro mi darà nel periodo in cui sarà mio cliente?” che pone l’accento sulla lunghezza della permanenza a status di cliente e non su generici saldi quali “fatturato” o “utile”

Faresti bene a conoscere le metriche delle startup per orientarti all’interno di esse.
In questo articolo si scende in profondità, se sei interessato dacci un’occhiata.

3. Il lavoro è misurato sui risultati e non sul tempo

L’idea di “orario di lavoro” o di entrata/uscita dal luogo di lavoro non sempre è in linea con le aziende che sto cercando di descriverti.

Le startup si concentrano sul lavoro da svolgere, sulle deadline che si danno internamente e sulle tempistiche dettate dal cliente.

Questo non significa che non esistono orari se si lavora per una startup o che si viene sistematicamente sfruttati!

Ci saranno momenti in cui la tua professionalità sarà sollecitata più di quanto lo sarebbe in un lavoro “standard” e momenti in cui tirerai il fiato e magari potrai lavorare da remoto (da casa, da uno spazio di coworking, dall’estero…).

Voglio dirti che non c’è un vincolo orario, se non quello dettato dal contratto di lavoro che firmerai ovviamente.

Orario di lavoro nelle startup

Accertati di avere questa flessibilità oraria e mentale di poterti esprimere sul lavoro a prescindere dagli orari, ben consci che in una startup di successo i periodi di picco sono compensati e ricompensati da periodi di bassa e remunerazioni psicologiche, sociali e di denaro.

4. Ci si aiuta, Non si Compete

Questo è l’aspetto più impattante per la quotidianità di chi lavora in una startup.

Dentro ad una startup si collabora continuamente, ci si incontra, ci si mischia, ci si sollecita e stimola reciprocamente e lo si fa per il bene del gruppo.
Perché tutti rischiano qualcosa.

Questo rischio collettivo si trasforma, nelle startup di successo, in uno spirito di clan, un’unione di sangue fatta sul campo di battaglia che saggiamo ogni giorno.

Nelle startup di successo non c’è spazio per i furbetti, i raccomandati ed i carrieristi. Ci si muove come falange. Siamo tutti in guerra.

Il tuo contributo è richiesto ogni giorno perché sai che potrai richiederlo a tua volta.

5. Conoscere più cose è meglio di essere specialista

Per lungo tempo il mercato del lavoro ha richiesto specialisti.
Quando andavo a scuola ci spronavano alla focalizzazione, all’intraprendere un percorso verso una carriera specifica.

Se non eri uno specialista non eri “né carne, né pesce”.

Poi internet ha devastato tutto.
Le posizioni di rendita fondate sulla conoscenza stanno perdendo lentamente potere perché la conoscenza è gratuita, diffusa e di facile fruibilità.

La capacità di essere multidisciplinari, di essersi sporcati (attraverso la sperimentazione!) di tanti settori, aziende, luoghi, persone è un enorme valore aggiunto se vuoi lavorare in una startup.

Chi lavora in una startup deve avere la necessaria flessibilità e curiosità di compiere attività molto diverse fra loro. Deve piacerti.

Nelle startup di successo non c’è spazio per chi alza le mani dicendo “non è di mia competenza”.

6. Le idee non sono nulla senza l’esecuzione

Te l’ho già detto, la favoletta del quindicenne occhialuto e brufoloso che inventa “il nuovo Google” è vecchia, ammesso che sia mai esistita.

Nel 2020 ormai non possiamo più inventare nulla, almeno non con il concetto che abbiamo in mente di “invenzione”.

Le idee in una startup non contano niente

Chiunque può avere un’idea geniale.
Conosco decine di persone che dicono di aver avuto idee milionarie che però non hanno mai messo in atto.

“Mi piacerebbe inventare un’applicazione che mentre canto una canzone di cui non ricordo il titolo, la riconosce e me lo dice”

Idea milionaria!

E perché non la fai? E se non riesci a farla, che valore ha questa meravigliosa idea?
NULLA!

Le idee non valgono nulla senza l’esecuzione successiva.

Siamo tutti grandi creativi ma nessuno vuole sporcarsi le mani con le attività che “puzzano”, con gli arnesi, gli attrezzi, il codice, le metriche, i numeri.

Invece il successo sta lì, nella melma.

Quindi… è bellissimo far parte di una startup. Ma sappi che non vivrai di idee né potrai farti valere perché ne hai. Conterà solo come le esegui. Ogni fottuto giorno.

Siamo tutti grandi creativi ma nessuno vuole sporcarsi le mani con le attività che “puzzano”, con gli arnesi, gli attrezzi, il codice, le metriche, i numeri.
Invece il successo sta lì, nella melma.

Quindi… è bellissimo far parte di una startup. Ma sappi che non vivrai di idee né potrai farti valere perché ne hai.
Conterà solo come le esegui.
Ogni fottuto giorno.

7. La curiosità e l’innovazione sono il motore di tutto

Non durerai molto in una startup innovativa se non hai curiosità. La curiosità di comprendere cosa sta succedendo sul mercato, come i clienti stanno rispondendo ai prodotti offerti, cosa dicono in giro dell’azienda e così via.

La curiosità è il motivo principale che dovrebbe spingerti a trovare un lavoro in una startup.

La curiosità è il vero motore chi cerca di lavorare in una startup: è la possibilità di soddisfare quella curiosità che, in fondo, è il motivo per cui tutti dovremmo lavorare.

Se un reddito l’avessimo tutti per diritto, non lavoreremo per quello.
Lavoreremmo per soddisfare la nostra curiosità ed innovare questo mondo.

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