Il motivo per cui scrivo questo articolo è una domanda che mi è stata fatta ieri in aula. Mi è stato chiesto “Perché non ci piace la maggior parte dei capi a lavoro?”. Parlavamo di leadership in ufficio e della figura del capo in ufficio.

La domanda mi ha colpito perché contiene una certezza, non un dubbio: il “capo” non piace.
Nessuno in aula ha fatto caso a com’è stata posta la domanda. Io sì, per questo ho voluto farlo diventare un articolo da pubblicare qui sul blog per dirti come la penso riguardo alla figura del “capo”. O meglio, del “responsabile”.

Responsabile o Capo?

I due ruoli sembrano indicare la stessa figura. In realtà sono utilizzati in maniera distinta, si riferiscono a due tipologie diverse di persone.

Per me il Capo è l’emblema della leadership fondata sull’autorità.
Penso a questo quando sento parlare di “capo”:
una figura carica di diritti e di pochi doveri (se non quello dell’obbedienza, a sua vola, alla catena di comando.

Un Responsabile è invece rimanda a sentimenti più umani, sensazioni più calde. E’ responsabile di ciò che fa, è responsabile delle persone che gestisce.

I criteri con cui tu e i tuoi colleghi valutate il vostro responsabile è proprio sulla base della gestione del patrimonio umano che ha sotto di sé.

Il requisito principale di un responsabile è la conoscenza dei propri collaboratori, delle loro potenzialità, delle loro attitudini e dei loro limiti.

Ecco la differenza fra i due ruoli in termini di clima aziendale: un Capo non conosce così bene i suoi collaboratori. Un Responsabile sì.

Perché i capi in Italia non piacciono?

Per almeno quattro ragioni.

1. Sono mediamente “vecchi”
Non ne faccio una questione anagrafica. Mi riferisco al non essere entusiasti nei confronti dell’avvenire. Nel considerare ogni novità come un’insidia. Nel non comprendere che è solo mettendo in gioco la propria reputazione/carisma ed accogliendo l’innovazione che si diventa inclusivi, leader di un gruppo

Capi che rifiutano di pagare lo straordinario
Non dirmi che non hai reagito anche tu con questa faccia 🙂

2. Sono mediamente più uomini ed esistono diffuse tendenze sessiste
In Italia il 71% dei responsabili aziendali è uomo.
Questo influenza notevolmente lo stile di leadership all’interno dei reparti aziendali. Non sto dicendo che un capo uomo è meglio di un capo donna, un “capo” è sempre un capo.
La prevalenza di uomini crea però un clima, una sorta di tradizione che si autoalimenta: associare il capo all’uomo e la segretaria alla donna, ad esempio.
La prevalenza di uomini si manifesta a volte anche in maniera spregevole, siamo tra i peggiori in Europa quanto a mobbing sulle lavoratrici in maternità.

3. Non è empatico
Spesso i “capi” non piacciono perchè non capiscono.
Non comprendono la propria situazione personale, il contesto in cui matura un errore, un’imprecisione. Non siamo tutti uguali e non ci troviamo tutti nello stesso periodo di vita.
L’empatia è la dote n.1 per un leader.

4. Non sa com’è diviso il lavoro fra i suoi sottoposti
Succede spesso che il “capo” non abbia la minima cognizione di causa su com’è diviso il carico di lavoro fra i propri collaboratori. Questo crea palesi trattamenti di (s)favore, anche se non dichiarati esplicitamente.

In qualunque modo ti faccia sentire il tuo capo, non permettergli mai di far diventare la tua realtà “inevitabile” ed il lavoro “una cosa non bella ma necessaria”.

Se questi sono i tuoi sentimenti, respira, poi leggi www.bastascimmie.com e cerca la tua Evoluzione fra le Risorse Gratuite che trovi sul mio sito.

I capi scompariranno.
Facciamo sì di non trovarci impreparati quando succederà.

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